Viaggio straordinario
Nel paese vicino al giardino incantato della bella addormentata, accanto alla
spada nella roccia, subito fuori il bosco della casa di marzapane della strega
cattiva, subito sotto il castello della strega invidiosa di Biancaneve, c’era
un piccolo villaggio.
La figlia del re era ammalata. Rideva ma non riusciva a divertirsi e lasciava
stancamente passare il tempo.
Per risolvere questo problema i più grandi maghi si erano dati convegno. C’era:
Merlino, il mago Zurlì, il mago di Oz, la maga Magì, il mago Zigulì, Hudinì
e tanti altri. Cercavano una soluzione meno banale della pozione magica ed un
poco più avventurosa del principe azzurro e del vissero felici e contenti.
Dopo anni ed anni ed anni decisero che, come nelle migliori favole, era giusto
intraprendere un viaggio.
Con un incantesimo crearono una zucca ci misero quattro ruote ed un piccolo
motore a reazione. Per carburante avevano la voglia di stare in giro. Finalmente
fecero partire i loro scudieri ed apprendisti: Lui, l’Altro, Thé e Mhé.
Con un boato sparirono all’orizzonte superando silenziosi il giardino della
Bella addormentata, con un poco di nausea le montagne russe e con molto stupore
il paese delle meraviglie, dove per fortuna, Alice stava dormendo. Avevano veramente
tanta voglia di viaggiare.
Già dai primi momenti si capiva che la conversazione non sarebbe stata facile
perché quando Lui parlava all’Altro di Thé, Mhé si sentiva di troppo e se ne
andava via in sella ad un seme motorizzato che teneva in tasca. Raggiungerlo
era un’impresa disperata tra impennate, curve al limite dell’equilibrio ed una
velocità incredibile. Quando l’Altro parlava di Mhé in mia assenza Lui si arrabbiava,
girava la lente che teneva sempre in tasca, diventava piccolo piccolo fino a
sparire ed allora tutti fermi per paura di schiacciarlo e scoparlo via.
Così fra inseguimenti, discorsi a metà e profonde incomprensioni arrivarono
davanti la porta della fine della storia.