| |
|
|
|
L'OMINO
E LA LUNA
Favola per adulti e bambini di Maurizio Stagni |
| |
|
|
C’era una volta un’omino che voleva regalare
la luna a Maria, la donna che amava. |
|
 |
| |
|
|
 |
|
Divenne abilissimo a lanciare
la fune fin lassù. Provava e riprovava a prenderla
anche quando lo spago scivolava, senza presa, sulla superficie
liscia della luna piena. Il nodo in cima all’interminabile
canapa, alle volte si chiudeva attorno ad una punta della
falce iridescente ma bastava una leggera oscillazione
dell’astro per far perdere la presa. L’omino capì
che solo con molta pazienza e dedicando tutto il suo tempo,
forse avrebbe potuto sorprenderla. Fu così che decise
di partire per tentare di raggiungerla ed afferrarla. |
| |
|
|
Cercò un mezzo che viaggiasse dopo
il tramonto ed infine si imbarcò come passeggero,
su una nave che trasportava ghiaccio. Era un bastimento
che viaggiava di notte per non far sciogliere il carico.
Telefonò a casa per dire a Maria che probabilmente
sarebbe stato via molto tempo. Più volte la nave arrivò
a destinazione e ripartì. Intanto, durante la navigazione,
dalle alette del ponte di comando lui raccontava alla
luna della sua vita. Per quel passeggero il giorno giungeva
sempre troppo presto. Lo scafo veloce solcava i mari di
tutto il mondo e consentiva all’ospite di bordo di vedere
la luna da tante angolazioni diverse ma sempre inevitabilmente
lontana. |
|
 |
| |
|
|
 |
|
Dalla nave l’omino trascurava sempre più
spesso di telefonare a Maria e quando lo faceva le sue
parole, deformate dalla distanza e dai ponti radio, venivano
sostituite da forti interferenze. La luna continuava ad
essere irraggiungibile. Una notte non si mostrò
neanche un sottile spicchio luminoso. Lui attese, ma inutilmente.
Guardava lontano. Sperava che la luna sorgesse ad illuminare
l’oscurità ed il mare di pece. Lontano, improvviso
apparve sulle onde, un riflesso fluorescente, come se
la luna fosse scesa fino a toccare l’acqua. Subito, senza
pensare si tuffò nella scia del mercantile; nuotò
a lungo e stremato raggiunse l’origine di quel bagliore. |
| |
|
|
| Erano pescatori che avevano
attirato con la luce i pesci dentro un’ampia rete e dopo
averne chiuso i lembi estremi e raccolto il fondo, l’avevano
issata a bordo. Insieme al pesce guizzante argento e blu,
l’omino fu catturato e gettato sulla coperta del peschereccio.
Raccontò la sua storia, di come era finito fra
quelle maglie e della sua passione per la luna. |
|
 |
| |
|
|
 |
|
Era passato tanto tempo da
quando aveva lasciato il suo paese. Laggiù, lontano
miglia e miglia, c’era il ricordo sbiadito di Maria. Lei
intanto si era stancata di telefonate distorte che evocavano,
ogni volta, pensieri disturbati ed opachi. Dopo aver tanto
atteso, si era sposata ed aveva avuto sette figli. |
| |
|
|
I pescatori spiegarono al naufrago della
loro vita sul mare e gli dissero che non potevano portarlo
a terra perchè per molto tempo ancora non sarebbero
ritornati al loro paese; così gli proposero di
occuparsi della manutenzione del faro. La grande costruzione
che sosteneva la lampada e le sue lenti sorgeva su un’isola
in un’area di mare dove il traffico marittimo era intenso
e quindi sarebbe stato facile, volendo, trovare un passaggio
per tornare a casa. Lo accompagnarono sull’isola: di giorno
dormiva ma di notte vigilava e restava in compagnia della
luna. |
|
 |
| |
|
|
 |
|
Dopo l’esperienza del bagno
notturno aveva imparato che non sempre lei appariva. Nelle
notti rischiarate solo dalla luce intermittente del faro,
la luna gli mancava. Chiese ai pescatori di aiutarlo a
riempire quelle notti vuote. Fù così che
la scogliera divenne un luogo di raccolta dei “pesci luna”
di tutti i mari. Durante le sue immersioni, in mezzo al
plancton luminoso ed alla felice colonia dei “pesci luna”,
l’omino scoprì che l’isola poggiava su una sconfinata
spiaggia di ciottoli di “adularia”. Sull’isola, da quel
momento, tutto venne costruito con la “pietra di luna”.
La terra incastrata fra le rocce che resisteva tenace
alle tempeste, cominciò ad ospitare i fiori del
“Tarassaco”. Al guardiano del faro quei fiori ricordavano
la luna: sferici, soffici, instabili ed argentei. |
| |
|
|
Qualche pescatore portò all’omino
la prima coppia di lucciole; presto l’isola ne fu piena.
Di notte quelle piccole lune oscillanti segnavano già
da lontano il profilo dello scoglio appoggiato sul mare.
Maria ormai, faceva parte dei ricordi indistinti e fumosi,
resi tali dalla distanza, diluiti da tanto mare e polverizzati
nella schiuma dei frangenti del lato sopravvento dell’isola.
La luna con maggiore attenzione sorvolava l’isola ed ascoltava
l’omino. Alle volte, quando il mare era liscio come l’olio,
siconcentrava su quello scoglio per far convergere il
profondo respiro di tutte le maree del mondo. Far sollevare
lentamente immense masse d’acqua era un gioco che f iniva
solo quando l’omino si rifugiava, inseguito dal mare,
sopra il primo gradino della soglia di casa. |
|
 |
| |
|
|
 |
|
Un giorno una fitta nebbia impacchettò
l’isola. Le lenti del faro condensavano la luce prodotta
dalla potente lampadina in un intenso fascio luminoso
ma il raggio si rifletteva su quell’ovatta ed il lampo
rimbalzava diffuso, senza intaccare la densa coltre umida.
Da una direzione incognita, espanso nella nebbia, proveniva
un sommesso, lento battito delle macchine di una nave
che si avvicinava trasportando merci e vite umane. |
| |
|
|
| L’omino, come impazzito,
suonava il corno da nebbia e correva in tutte le direzioni
nella speranza di avvertire quei marinai dell’imminente
pericolo. Quando ormai era senza f iato e completamente
sfinito, il rumore era vicinissimo. Egli avvertì
un’incombente presenza, viva e pulsante, scorrere vicinissima
all’isola. Subito dopo, la superficie affilata del mare,
schiacciata dal peso dell’aria densa, venne interrotta
da poche onde parallele ed il rumore delle deboli creste
che si frangevano sulla spiaggia si confuse con lo sciabordio
delle pale dell’elica che lente si avvitavano nel mare. |
|
 |
| |
|
|
 |
|
Straordinariamente non successe
altro.
Un giorno un marittimo portò all’omino una busta
sgualcita e macchiata da tutti gli equipaggi con i quali
aveva viaggiato. Conteneva un drappo colorato ed un biglietto.
Erano i ringraziamenti dell’equipaggio di un battello
che si era perso in un giorno di nebbia. Il suono del
corno aveva salvato la nave e fatto ritrovare la strada
di casa. Il drappo contenuto nella busta era una bandiera
con disegnate una falce di luna ed una stella bianche
su fondo rosso. L’omino era felice di avere una bandiera
per quella sua piccola patria e l’issò al pennone
sopra il faro. Una volta in mezzo al cielo il vessillo
garriva rumorosamente al vento. |
| |
|
|
| Quella notte la luna apparve
vicina come non mai, sembrava di poterla toccare. L’imponente
cerchio fosforescente conteneva tutta l’isola ed occupava
il cielo fino ad appoggiarsi sull’orizzonte. Il solitario
collezionista era sulla balaustra in cima al faro ma la
luna ancora non rispondeva alle sue attenzioni. Decise
che era giunto il momento per un ultimo disperato tentativo
di raggiungerla. Scese rapidamente le scale, uscì
dal faro e raggiunse la barca a remi ormeggiata.
Sciolse le cime e con il massimo vigore remò verso la
taciturna luna. Remò, remò, remò ... [continua] |
|
 |
| |
|
|
|
|
| |
|
|
|
|