| -Dove vivi
Vivo a Trieste, piccola città borghese e benestante.
Depressa e scioccata che l’Austroungheria non ci sia più,
che il facile commercio di confine sia finito, che i soldi
di famiglia non siano poi tanti per rischiarli in qualche
attività e ricominciare a fare gli imprenditori.
La mia bellissima città ormai vive di piccolo cabotaggio,
vecchi mercanti stanchi e delusi che aprono bottega non
sapendo cosa fare di meglio, giovani che credono di fare
gli imprenditori sotto l’ala di qualche grande finanziaria
e migliaia di impiegati e pensionati benestanti, la gran
parte importati da tutta Italia.
Ogni tanto appaiono all’orizzonte megaprogetti che se
non trovano investitori “foresti”, come si dice da queste
parti, abortiscono, purtroppo neanche tanto rapidamente.
In questa città le cose più belle hanno 100 anni e tutto
ciò che non si capisce non esiste e non serve. Una città
piena di fermenti artistici che rimangono chiusi, barricati
dietro piccoli gruppi che cercano, spesso a scapito di
altri la loro affermazione e la realizzazione di loro
piccoli progetti.
Il respiro della città é breve, tranquillo anche se pensa
di essere frenetica perché c’è traffico. Arriva tutto
con un certo ritardo: mode, crisi, merci... perché viviamo
sul bordo estremo d’Italia. Alle volte è un vantaggio
perché hai tempo per riflettere. Di tempo c’è ne tanto
per esempio per differenziare il tipo di caffè da bere:
in tazzina, in bicchiere ( sempre piccolo ), nero, ristretto
o lungo, gocciato, macchiato, con o senza schiuma, in
bicchiere freddo, cappuccino, che da noi si chiama “capo”,
sempre e rigorosamente in tazzina piccola, cappuccino
chiaro, capo chiaro con poca schiuma, gocciato con latte
freddo a parte... E mentre beviamo il caffè o lo “spritz”
discutiamo da 30 anni della fine alla quale destinare
il porto vecchio, del destino della baia di Sistiana ecc.
ecc. senza che mai accada nulla.
E’ una città dove vivi bene, la barca vicino alla bottega,
la spiaggia a pochi minuti dal centro, ristoranti e ritrovi
che tengono aperto fino a tardi. La gente di fuori viene
qui a divertirsi e a fare shopping e i triestini dicono
che qui non ci si diverte e vanno a comperare le cose
fuori.
E’ una città che ti lascia lavorare. E’ una città che
ti accarezza con le mani dure della gente di mare, con
la sua bora, il carso, il rosso del “Sommacco” che macchia
di porpora l’altipiano.
Cammini per le sue vie e continui ad incontrare persone
che conosci. E’ un grande salotto un poco frivolo, un
poco snob, sofisticato ed ignorante e per questo divertente.
Per tutto questo e per altro ancora amo questa città.
-come lavori
Ho imparato il mestiere gomito a gomito, ogni giorno
per tanti anni di fila con mio suocero. Grand’uomo e grande
gioielliere che mi ha trasmesso con gioia e sacrificio
i gesti, i tempi, i colori di questo mestiere. Sono diventato
un tecnico, posso costruire anelli a cestino, fedine sgriffate,
incasso battuto, tagliato, uso gli smalti, le pietre preziose,
faccio nichelature, ramature, fondo a cera persa, in terra,
in osso di seppia, posso risolvere tecnicamente tutti
i problemi nel campo dell’oreficeria; sono un bravo artigiano
e vivo di questo. Lavoro da indifferente quanti anni a
questo mestiere e mi diverto vedendo quanto ancora c’é
da imparare.
Lavoro nella mia bottega affiancato da una dipendente,
Luisa, che mi accetta rassegnata da più di 10 anni.
Lavoro al banchetto più tempo possibile, compatibilmente
al tempo dato ai clienti, dal lunedì al sabato compresi.
Disegno e scrivo alla sera fino a notte tardi. Spesso
quei disegni li convertiamo in oggetti anche il giorno
seguente oppure invecchiano, come il vino. Dopo mesi o
anni per caso o volontà li riprendo in mano; alcuni valgono
ancora, altri sono passati, utili solo per la memoria
ma non per l’attualità.
Disegno e lavoro cercando di vivere dentro le cose e
mi estraneo dal mondo da ciò che è moda o bisogno istantaneo.
Penso intensamente all’oggetto al punto da vederlo, da
sentirlo realmente, ad un certo punto quest’ultimo esiste,
la realizzazione diventa così un problema piccolo piccolo.
Luisa mi prende spesso in giro perché ho l’abitudine di
realizzare almeno 3 o più oggetti di seguito con le stesse
tematiche quasi per verificare la bontà dell’idea. Io
credo che se l’idea è una buona idea bisogna vedere fino
in fondo dove porta. Bisogna scavare a fondo nelle sue
possibilità per scoprire se é veramente un’idea o una
deviazione dal percorso. Non credo negli “expluà” creativi,
un bell’anello, un bel bracciale, una chiusura senza continuità
di linguaggio... facili da realizzare ma inutili per un
percorso creativo. Ricerco un codice originale riconoscibile
e riconducibile solo a me stesso. Un alfabeto di linee
e poi forme personali. Necessariamente il percorso creativo
non può essere ridotto solo all’oreficeria e quindi...
-un lavoro solo o più lavori
Il perfezionamento dell’idea per me assoluta, avviene
anche attraverso la sperimentazione in altri campi. E’
per questo che lavoro nella grafica e nell’illustrazione,
campi di ricerca fresca ed indipendente ma che danno soggetti
nuovi e diversi per l’oreficeria.
Ormai da 4/5 anni lavoro con adulti e ragazzi della scuola,
insegnando loro la storia del gioiello cercando di formare
la creatività di nuovi protagonisti nel campo del gioiello
contemporaneo. Allo stesso tempo questo lavoro mi ha dato
la possibilità di perfezionare una didattica che sia uno
strumento, non solo mio, per educare più persone possibile
al gioiello d’arte e di design.
Tengo conferenze per cercare di comunicare la novità
nel nostro lavoro. Molte persone non hanno occasione di
vedere le cose nuove, originali, interessanti che succedono
nel campo dell’arte e dell’oreficeria contemporanea. Le
mie conferenze sono anche dei momenti per riflettere sul
passato e collocare stili, movimenti ed avvenimenti nella
successione temporale a loro propria. E’ un gioco didattico
che racconta di cause ed effetti di movimenti sociologici,
avvenimenti politici, moda e costume che si condensano
e riflettono sulla creazione del gioiello. Si può partire
dalla storia della musica e raccontare di gioielli, oppure
raccontare la storia delle pigmentazioni per motivare
alcune scelte nell’arte e poi nella produzione dei gioielli.
Il lavoro che si aggiunge a quelli precedenti e che mi
piacerebbe coltivare maggiormente sono gli incontri didattici
con i bambini piccoli della scuola materna ed elementare;
incontri nei quali cerco di far scoprire ai bambini dove
può condurre la fantasia e mi diverto con loro a costruire
strumenti didattici per insegnare loro una tecnica per
realizzare delle storie, da loro stessi illustrate.
-interessi
Disegnare, pitturare, fotografare il corpo femminile
( fotografo piccole porzioni le rielaboro e le ingrandisco
notevolmente 1x1 m spappolando il soggetto e rendendolo
astratto in bianco e nero ), migliorare sempre più le
prestazioni della barchetta di famiglia, organizzare la
crociera estiva, fino a qualche anno fa frequentare il
mondo della subacquea ( per questo ho realizzato un libretto
di immersioni ), mi piace leggere, amo cucinare e frequento
i corsi di cucina, amo stare con la mia famiglia, Rosanna,
Andrea, Clara.
-come mi piace lavorare
Da solo, ascoltando la radio o la musica a tutto volume,
perseguendo il mio progetto, nel mio laboratorio, nel
mio disordine.
-cosa non ti pace fare nel tuo lavoro
Non mi piace fare i pacchetti ma per questo é bravissima
la Luisa
-lavori da solo o in gruppo
Dopo aver lavorato anche con 4 dipendenti, preferisco,
anche per il mio conto in banca, lavorare da solo ma in
gruppo é divertente se le persone sono intelligenti ed
oneste. Mi capita di partecipare a dei simposi di pittura
e mi sono sempre divertito per l’atmosfera che si respira.
Mi auguro, se alcune cose procedono come da progetti,
di poter organizzare dei simposi per orafi; magari 4 o
5 orafi da tutta europa che si confrontano attorno ad
un tavolo per realizzare ognuno un oggetto ma anche tutti
insieme un unico oggetto.
Dal confronto onesto ed intelligente si esce sempre più:
consapevoli, carichi e motivati.
-Cosa ti piace.
Mi piacciono le persone. Quelle che incontri e ti fanno
crescere, quelle che ti fanno pensare, quelle che sanno
ma non hanno bisogno di ostentarlo, mi piacciono le persone
che hanno vissuto e ti raccontano di morti ed ingiustizie
con commozione ma senza odio... Mi piace mangiare la pizza
o gli scampi alla griglia dopo una giornata di vela...
-quali colori
Nell’illustrazione così come nella fotografia uso tanto
il nero ed il bianco, nella pittura amo molto il viola,
il rosso amaranto. Non amo tanto il verde che uso poco.
-quali forme -stile
Mi diverte il minimalismo come idea ma non in quelle
che sono state le sue applicazioni architettoniche. Mi
piace contaminato da forme ed elementi ironici ed estranei.
-quale stile /ditta
non sono molto interessato a conoscere stili di ditte
che spesso si bruciano rapidamente e non mi aiutano nel
mio percorso, rischiando per lo più di affascinarmi e
contaminare la mia ancor giovane e debole originalità.
-quale designer
come sopra; anche se architetti come Scarpa e Botta mi
hanno sempre interessato e sono stati fonte di ispirazione.
-quale musica ti piace
Jazz sicuramente; ma anche Paolo Conte perché scrive
parole e musica da trasformare, un giorno, in una linea
di gioielli. Rachmaninov che ascolto spesso al massimo
del volume quando mi fermo alla sera. Amo anche la musica
dei “Negresses Vertes” . In questo momento ascolto musica
cubana ...
Sono un’artigiano e quindi un grossissimo consumatore
di musica. Tutto sommato qualunque, dipende dal periodo
e dal momento. Amo la musica, come quella di Rachmaninov
che continua a vibrare nell’aria anche dopo che è finita
e questo fatto non smette di commuovermi e a trasmetermi
forti emozioni.
-quale ritmo
Vedi sopra
-quale film -genere ti piace
Vedo almeno 1 o anche 2 film la settimana ( non da TV
) e non credo ci sia un film in particolare che salverei.
Non amo l’orror anche se uno dei film più belli che ho
visto in assoluto é “Dracula“ l’ultimo girato su questo
soggetto di Coppola dove l’uso del colore rosso e del
movimento é magistrale. Uno dei film più belli a mio modestissimo
parere é “Mediterraneo” per l’atmosfera ed il tratto quasi
pittoreo dei luoghi e situazioni, un film che trasformerei
in bianco e nero perché é di per se stesso contrastato,
saturo.
-quale attore/ attrice
Purtroppo non ho memoria dei nomi e dei titoli e poi
non amo tanto la figura dell’attore mi piace vedere il
film dalla parete della sceneggiatura più di tutto ma
anche della regia. Considero l’attore uno strumento che
può solo peggiorare una buona sceneggiatura, difficilmente
una cattiva sceneggiatura può essere migliorata da un
bravissimo attore. A meno che non si parli di un bell’attore
o una bella attrice...
-quale libro
Fossi un naufrago su un’isola deserta non potrei resistere
a lungo senza leggere. Di conseguenza leggo di tutto
e non potrei salvare un solo libro ma tanti. In un viaggio
di non ritorno porterei con me i libri di Giulio Verne,
di Emilio Salgari, una copia del Don Chisciotte, non per
leggerla ma solo per ricordare che non sono l’unico a
combattere contro i mulini a vento. Porterei anche Stefano
Benni, De Carlo e il grande Calvino per imparare a scrivere,
Rodari, un bel Pinocchio illustrato, un librone grande
con la storia vera. Una grammatica inglese con gli esercizi...
-quale poesia
Leggo poesie in modo istantaneo. Ogni tanto prendo fuori
dalla seconda fila della libreria di mia moglie un libro
di poesie e ne leggo un paio.
Serve.
Mi piace una che racconta delle cose non fatte... Si
intitola “La strofa dell’amor perduto” di Pablo Neruda
dalla raccolta “Inno al sole”.
-cosa desideri ricevere al tuo compleanno
Quasi sempre qualche cosa per la barca, un libro anche
per la mia collezione di libri d’oreficeria, un bacio...
Ricevo ogni anno il soffio sulle mie candeline dai mie
due figli.
E’ questo che desidererei ricevere per tutta la mia vita.
-qual’é il regalo più buffo che hai ricevuto
Quando ho inaugurato “Spazio Arte” il laboratorio prima
di quest’ultimo, un’amica mi ha regalato un enorme topone
di peluche. Oggi i miei figli di 6 e 4 anni gli hanno
rasato parte del pelo perché il topone aveva caldo e lo
usano a turno nei loro giochi o come grosso cuscino.
-cosa non ti piace
Mi piacciono sempre meno le persone. Mentono spesso agli
altri ma sicuramente a se stesse, bleffano, nascondono
secondi fini.
Non mi piacciono quelli che mi mettono in condizione
di dover citare tutti i miei meriti e le mie esperienze.
Non mi piacciono le donne che se la tirano, e quelle che
poi ci soffrono... Non mi piacciono le caramelle al miele.
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